martedì 15 gennaio 2013

Libri per bambini Sassi junior

Libri per bambini della Sassi junior.
Questa collana di libri della Sassi junior, è la prima collana dedicata all'ecologia, stampata con inchiostri ecologici, su carta ottenuta da foreste sostenibili.
I protagonisti di questa collana della Sassi junior, sono due divertenti bambini Nina e Nello.
Con le loro simpatiche avventure insegnano ai bambini i valori dell'ecologia, avvicinandoli alla natura, facendo sì, che la possano rispettare e amare.
Legge è importantissimo e credo che sia fondamentale trasmetterlo ai nostri figli.

Vi sono diversi titoli per questa collana riguardante Nina e Nello:

- La carta di giornale
- L' onda del mare
- La bicicletta
- Il bosco
- La mucca Serena

Ma oggi grazie all'invio ottenuto, ho il piacere di presentarvi:

 L'orticello




Nina e Nello stanno aiutando il nonno nell'orto.
Seminano l'orto e poco dopo si accorgono che degli uccellini, stanno vanificando il loro lavoro.
Cercano di mangiare i semi appena seminati.
Dunque, molto astutamente Nina e Nello si danno da fare per costruire uno spaventapasseri.
Non un semplice spaventapasseri, ma una vera donna vestita con gonna, cappello e collana, alla quale danno il nome di "Mamma Paglia".
I giorni seguenti, Nina e Nello annaffiano e strappano le erbacce dalla loro coltivazione.
Il loro lavoro, viene premiato dalla nascita di bellissime piantine, che porteranno ad avere delle verdure.


 In fondo al libro, potete trovare questa bellissima filastrocca :

Verde è l'insalata,
marrone è la patata,
rosso il pomodoro,
vale come l'oro.
Viola la melanzana,
sembra una campana.
Un pò amaro è il radicchio,
la carota è dolce e la rosicchio.



 Questo libro insegna ai bambini a coltivare l'orto, trattando le verdure con metodi naturali, senza antiparassitari e concimi chimici.
Insegna che, un seme, per diventare una piantina ha bisogno di terra, acqua, luce e tempo.



Qui potrete trovare tutti gli altri libri della Sassi junior, che comprendono anche Puzzle e Libri, Libri e giochi e libri cubetti. Messi uno sopra l'altro potrete formare una torre alta 1 metro.
Cosa aspettate, vi piacerebbero per i vostri bambini?
 Correte a visitare   http://www.sassijunior.com 



E vedrete, quanti libri interessanti potete trovare.


Vi è piaciuta la trama di questo libro?
 


Libri per bambini Sassi junior Recensita da UBERTI DEBORA il 15 gennaio . Libri ecologici per bambini Libri della Sassi junior per bambini Voto: 4,5

domenica 13 gennaio 2013

Neonato con gli occhi azzurri gli resteranno?

Il nostro neonato alla nascita ha gli occhi azzurri, gli resteranno?
Quanto bisogna aspettare, per sapere se gli rimangono gli occhi azzurri?

Il colore azzurro o grigio-azzurro che hanno gli occhi del neonato alla nascita, in casi rari è il colore definitivo che manterrà crescendo.
Fino ai 6 mesi di vita, non ha ancora ben formato lo strato della pigmentazione della colorazione , che decide il colore degli occhi.
Dopo i 6 mesi, particolarmente all'interno dell'iride, si definisce il colore.
Si sovrappongono due strati:
-uno più profondo che determina la colorazione chiara dell'occhio, dato da un ridotto contenuto di melanina
- uno superficiale che determina i colori più scuri.


Questo processo, si avvia appunto dal sesto mese e nella maggior parte dei casi definisce il colore scuro, il più comune il marrone.

La colorazione definitiva dell'occhio è determinata dal corredo cromosomi ereditario dei genitori.

Il corredo cromosomico dei genitori contiene tutte le caratteristiche fisiche del neonato.
In riferimento al colore degli occhi, se il neonato eredita dalla mamma l'informazione "occhi scuri" che è il gene dominante e dal padre "occhi chiari" che è il gene recessivo , da grande il bambino avrà gli occhi scuri dato dalla dominanza del gene dominante su quello recessivo.
Solamente se tutti e due i genitori hanno geni ereditari con "occhi chiari", la tonalità definitiva degli occhi del bambino saranno chiari.

Vi è una teoria dell'antropologo Desmond Morris, che sostiene che, la colorazione azzurra degli occhi del neonato corrisponde a uno strumento dato dalla natura al cucciolo di uomo.
Questo per attirare l'attenzione della madre, e ottenere più attenzioni, favorendo la probabilità di sopravvivere.
Molto interessante è sapere che le pupille(cioè i cerchietti scuri che si trovano al centro dell'occhio), reagiscono come un diaframma fotografico, restringendosi di fronte a una luce intensa, e si dilata in penombra. Questo studioso, ritiene che le pupille tendono ad aumentare di volume quando si provano determinate emozioni, per esempio se guardiamo qualcosa che ci piace.
Solo dopo il sesto mese, quando il neonato ha meno bisogno di cure e protezione del genitore, gli occhi diventano scuri, se il patrimonio genetico lo prevede.

Trovo questa spiegazione molto interessante.
I vostri bambini come hanno gli occhi.
Giada ed Elena hanno gli occhi   grigio azzurri, questo perché secondo la spiegazione appena scritta, i nostri geni ereditari erano "occhi chiari".


Neonato con gli occhi azzurri gli resteranno Recensita da UBERTI DEBORA il 13 gennaio . Gli occhi azzurri del neonato I neonati alla nascita hanno gli occhi azzurri gli resteranno Voto: 4,5

giovedì 10 gennaio 2013

Perchè il primo trimestre di gravidanza è a rischio.

Perchè il primo trimestre di gravidanza è a rischio?

Abbiamo sempre sentito dire di aspettare almeno i due mesi di gravidanza, per gridarlo al mondo intero. Per incominciare a comperare il corredino per il neonato.
Che ci si creda o no, in ogni modo si è influenzati da queste dicerie. Scaramanzia?
Certo. Personalmente a parte i famigliari, il resto lo ha saputo dopo il secondo mese.


Ma ora, mi preme parlare del perchè il primo trimestre di gravidanza è a rischio.

Il primo trimestre di gravidanza è particolarmente a rischio, perchè vi sono nel nostro corpo dei cambiamenti .
Qui  cambiamenti, che daranno vita al nostro bambino.
Sono dati dall'annidamento dell'uovo fecondato nella parte interna dell'utero e dalla formazione degli organi del feto, dal punto di vista strutturale(organogenesi).

Nel primo trimestre di gravidanza, si ha maggior rischio di aborti spontanei , per cui è buona norma avere un comportamento preventivo.
Dopo il primo trimestre di gravidanza, le complicazioni e i rischi si abbassano , questo perchè il feto è ormai formato e può affrontare meglio i vari problemi che si possono verificare nel corso della gravidanza.


COME SI FORMA IL FETO NEL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Nel primo mese:

Le cellule dell'embrione si dividono in tre strati che daranno vita al corpo del bambino.
Lo strato interno, darà vita agli organi interni( polmoni,fegato,tiroide,pancreas ecc.)
Lo strato medio, darà vita allo scheletro, al cuore, (che batte già alla terza settimana), ai muscoli,ai reni,alla milza vasi sanguigni e lo strato più profondo della cute: il derma.
Lo strato esterno, darà vita alla pelle, alle ghiandole,alle unghie,capelli, colore degli occhi.

Dopodichè, inizieranno a svilupparsi cervello e midollo spinale, si delineano la forma del volto e si formano le gambe, le braccia. Si formano anche le dita di piedi e mani.
Alla fine del terzo mese il feto è formato.
Successivamente il bambino crescerà.

Le precauzioni che tutti i medici consigliano generalmente sono:

- ridurre fumo, alcool e droghe naturalmente;
- non eseguire esami medici invasivi e radiografie;
- non contrarre in gravidanza la rosolia e la toxoplasmosi.


Queste sono le più importanti motivazioni per il quale il primo trimestre è più rischioso.


 
Perchè il primo trimestre di gravidanza è a rischio Recensita da UBERTI DEBORA il 10 gennaio . Primo trimestre di gravidanza Perchè il primo trimestre è il più rischioso Voto: 4,5

martedì 8 gennaio 2013

Il pronto soccorso emozionale neonatale di Eva Reich

Quando ho incontrato, o per meglio dire conosciuto non di persona ma tramite internet il centro Studi Eva Reich, ne sono subito rimasta colpita. Di questo suo lavoro, riguardante il massaggio "farfalla" nel bambino. Infatti in un precedente post ne ho parlato. Oggi invece, vi faccio conoscere una sua intervista, o per meglio dire una vera e propria testimonianza. Questa testimonianza riguarda il pronto soccorso neonatale emozionale.
Ne avete mai sentito parlare?
Prima di conoscerla nemmeno io.
Secondo la sua "teoria", chiamiamola così, perché poi si tratta più di pratica, se il parto è stato traumatico, bisogna ristabilire fra madre e bambino un'"intesa" o flusso bio emozionale come lo chiama Beatrice.
Ma non vi lascio sulle spine e vi faccio leggere .




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Il Pronto Soccorso Emozionale neonatale con il Massaggio Bioenergetico Dolce Neonatale di Eva Reich
autrici: Silja Wendelstadt psicologa, psicoterapeuta, fondatrice del CENTRO STUDI EVA REICH Beatrice Casavecchia, psicologa, orgonoterapeuta, direttrice del CENTRO STUDI EVA REICH ANCONA



Il massaggio dato al neonato e alla madre nei primi giorni, settimane e mesi dopo la nascita promuove la salute nel rapporto madre-neonato e previene la patologia.
Se la nascita è stata traumatica il massaggio può ristabilire l'interrotto flusso di energia bio-emozionale nel neonato, nella madre e tra loro.




Il caso di Giulio e Lucia, curato con il massaggio bioenergetico di Eva Reich, ne è una testimonianza
Incontro Lucia e Giulio in un gruppo di yoga per il post-partum dove davo una dimostrazione del baby- massaggio bioenergetico.


Giulio (2 mesi), nelle braccia della madre, stava in una posizione, tesa, innaturale, con la schiena inarcata all'indietro. Sembrava che si spingesse lontano dalla madre, non volesse vederla, e la madre, in quella posizione, non poteva guardarlo negli occhi; era difficile reggerlo tra le braccia e non farlo cadere.

Il primo incontro di terapia bioenergetica: la madre, Lucia, viene al "Pronto soccorso emozionale neonatale" del Centro Studi Eva Reich, per una prima seduta di massaggio neonatale bioenergetico. Giulio, INARCANDOSI fortemente, SI SPINGE costantemente lontano dalla madre.
La madre è disperata. Dice di sé che è una "ex-anoressica", come per dire che è colpa sua.

La storia del parto: il bambino doveva nascere con un parto podalico e la madre voleva che nascesse per via vaginale e non, come si usa adesso, in caso di posizione podalica, con taglio cesareo. Durante il parto, nella fase di espulsione, dolorosissima, una mano messa di traverso impediva l'uscita del bambino e fu deciso il taglio cesareo all'ultimo momento. Il bambino è nato asfittico, blu e contratto e lo hanno portato subito via.
La storia post-partum: la madre lo ha visto solo dopo 3 giorni. Quando lo ha visto per la prima volta dopo la nascita, il bambino stava sotto una "campana", pieno di elettrodi. Lucia si sentiva piena di rabbia e di odio e incoscamente lo ha rifiutato. Soltanto dopo un po', quando lei ha toccato Giulio con un dito sul sopracciglio, e lui ha accennato un sorriso, lei si è sentita riconosciuta dal bambino e si è stabilito un primo legame.
Furono dimessi dopo otto giorni. Giulio inarcava costantemente la schiena e la testa non riusciva a reclinarsi in avanti. Alla TIN (terapia intensiva neonatale), alla domanda della madre se si trattava di un danno neurologico o muscolare, le rispondevano che era neurologico e la madre pensava che fosse irreversibile e si sentiva in colpa. Dopo un mese e dieci giorni Giulio fu di nuovo ricoverato con una bronchiolite, e messo sotto tenda di ossigeno per una settimana. Giulio continuava a stare con la schiena inarcata.
Alla madre venivano dati degli esercizi di gioco da fare con il bambino, ma non riuscendo a farglieli fare nel modo giusto e si sentiva ancora più frustrata.




"POSSO FARE QUALCOSA PER LUI! MI ASCOLTA!"
Eravamo disposti per terra sui materassi. Lucia era tesa ed esausta e per questa ragione riceveva lei per prima, il dolce massaggio bioenergetico. Le dicevo che dopo aver conosciuto su di sé l'effetto unificante ("mi sento integra!") e rilassante del massaggio, lei lo avrebbe potuto dare al bambino con il mio aiuto. La invitavo ad esprimere con un suono "aaah" prolungato le sensazioni di piacere che avrebbe provato. Questo sospiro lungo, sonoro, della madre non solo rilassava lei stessa, ma faceva anche un effetto visibilmente rilassante sul bambino.
Per mostrarle l'effetto del contatto delle dita sulla pelle del bambino, ho toccato leggermente le spalle del bambino. Il bambino restava come meravigliato, trasognato, come in ascolto di una profonda sensazione, mentre io sentivo, sotto le mie dita, sciogliersi i muscoli delle sue spalle.
Quando la madre si è sentita pronta ha detto: "ora faccio io il massaggio a Giulio". Seduta eretta, con me alle spalle, con calma e guidata da me, ha iniziato i movimenti del massaggio e ha sentito le spalle del bambino rilassarsi. Questa sensazione le ha procurato sicurezza e ha detto: "posso fare qualcosa per
Giulio!”
Dopo il massaggio il bambino piangeva. Ho chiesto alla madre di tenerlo dolcemente stretto tra le braccia, di camminare dondolandolo e di parlargli del parto guardandolo negli occhi. Questo era possibile ora, perché il bambino era meno inarcato indietro. La madre, profondamente commossa, ha cominciato a parlare a Giulio del parto e di quanto aveva sofferto e quanto lo aveva fatto soffrire e che questo le dispiaceva e le dava un senso di colpa. Gli diceva quanto era stata una brutta esperienza. E poi ha detto: "ma ora sei vivo ed io sono felice con te e tu con me". In quel momento il bambino ha interrotto il pianto. La madre ed io abbiamo avuto la precisa sensazione che lui stesse capendo le parole. Ciò che il bambino capiva, mi sembrava, era che ora lei era felice che lui c'era e che stavano insieme dopo la lunga separazione dell'incubatrice. Fino allora non aveva mai parlato a nessuno con tanta commozione del parto doloroso. Dopo un po' il bambino si è addormentato profondamente. Ai genitori abbiamo consigliato di massaggiare il bambino tutti i giorni a casa, all'ora del bagnetto, e di non scoraggiarsi se non si sentivano molto abili



2. seduta: "MI GUARDA!"
Una settimana dopo sono andata a casa di Giulio e di sua madre, Lucia, e c'era anche il padre e il fratello più grande di 4 anni.
Ci siamo messi sul tappeto nella stanza da letto dei bambini. Giulio inarcava di meno la schiena ma era ancora difficile captare il suo sguardo. Faccio il dolce massaggio bioenergetico alla madre. Mentre le mie mani sono in contatto con il suo corpo, lascio fluire le mie parole, in contatto con le mie mani e con il suo corpo e le parlo del suo corpo, di ciò che le mie mani sentono, delle sue paure, delle sue speranze. Parlo alla sua energia.
Il marito è presente e ascolta e a volte mi aiuta: mentre faccio i movimenti a un braccio, lui li fa all'altro, in sintonia con me. E' musicista. Toccare è come suonare uno strumento. Anche qui la scioltezza delle mani e l'equilibrato movimento fanno il tono. Si può diventare virtuosi.
Il bambino giace vicino, guarda quasi immobile, come per ascoltare dentro, "sintonizzato" e piange quando parliamo del taglio cesareo. Di nuovo tutti e tre abbiamo la sensazione che il bambino ci comprende. Ci scambiamo le parole, portate sulle onde dell'energia. Il nostro chiacchierare allegro è terapeutico: non intervengo con consigli, ma in contatto con la madre lascio fluire le parole e le sensazioni.
Il massaggio della madre è finito e la madre desidera darlo al bambino. Sta seduta per terra, appoggiata al corpo del marito, che le fa da sostegno. Tra le gambe divaricate, giace il suo bambino, per terra, su una coperta morbida.
Il bambino accetta il massaggio, si presta, gode, ascolta il flusso delle mani della madre sulla pelle e risponde con movimenti sempre più deliziati. Anche la voce tranquilla della madre, che nomina le varie parti del corpo, lo tocca, lo avvolge. Visibilmente la madre inizia a sentire il piacere dei propri gesti, che diventano più morbidi, più esperti. I gesti della madre, fatti con piacere sono quelli che piacciono di più al bambino. La madre li fa con delle lunghe espirazioni sonore, che possono diventare un ritmo e un canto. Tutto il sistema corporeo del bambino sa armonizzarsi con questo flusso di sensazioni dolci di movimento, di tatto e di suoni.
Ora, quasi per combinazione, gli occhi del bambino toccano gli occhi della madre: "mi guarda!" esclama la madre, con un suono che non dimenticherò. Si erano incontrati. Gli occhi del bambino si erano attaccati agli occhi della madre e, come attraverso un cordone ombelicale di energia, si nutrivano reciprocamente attraverso gli occhi come due innamorati. Era come un riconoscersi, un attimo (gli occhi sono organi di senso emozionali). La madre voleva ancora guardare negli occhi di Giulio. Le ho detto che bastava questo breve contatto spontaneo e che non era necessario forzarlo perché gli occhi di Giulio l'avrebbero cercata ancora e bastava cogliere l'attimo. Gli doveva lasciar tempo per riosare, riscoprire, per rifarlo.




La terza seduta :"MI SORRIDE, MI FA I VERSI"
La seduta veniva ripetuta a casa di Lucia con il marito e Giulio. Questa volta il bambino non faceva più l'arco indietro con la schiena. Lei riferisce che lo fa ancora quando gli dà il biberon, perché lei era anoressica e quindi anche lui doveva, secondo lei, avere problemi di cibo. Invece io credo che Giulio si sintonizzi sulle sue preoccupazioni e il suo senso di colpa di essere "ex-anoressica". Giulio la guardava negli occhi, durante il massaggio, sorrideva, faceva i versi, e la madre rispondeva divertita e rassicurata. Lucia mi ha chiesto una quarta seduta nel mio studio, prima della visita di controllo della quale aveva paura. Ma alla quarta visita il bambino stava così bene che non lo aveva portato neanche con sé.
Ha dimenticato di telefonarmi dopo la visita medica di controllo al TIM, che era stata, come ha detto lei, "un trionfo".
Più tardi mi ha detto che "il trionfo" consisteva nel fatto che le psicologhe notavano che lei "teneva bene in braccio" Giulio e che Giulio superava brillantemente i test di deficit sensoriale. Alla fine di questa visita le psicologhe hanno battuto le mani per congratularsi con la madre.

Ho rivisto Giulio quando ha compiuto un anno. Camminava e mi veniva vicino, si fermava per guardarmi con due occhi profondi che mi toccavano il cuore, come se mi conoscesse. Giulio era dolce e vivace e, in questo precario equilibrio dei suoi primi passi, perfettamente equilibrato.
C'è un periodo dopo la nascita in cui la madre e il bambino sono molto sensibili. Facilmente il loro sistema bio-emozionale di comunicazione può essere disturbato ma è anche relativamente facile ristabilire il flusso di energia (il bonding) tra loro. In questo modo si interrompe il "circolo vizioso" tra madre e bambino, in cui il bambino è teso e preoccupa la madre, la preoccupazione della madre rende più teso il bambino, la madre ha più paura, il bambino si innervosisce ancora di più.... e cosi via. Il nostro "Pronto soccorso emozionale" è stato istituito per poter interrompere subito questo circolo vizioso.
In questo stato di apertura, come è il periodo sensibile, sembra che qualcosa di particolare avvenga quando la madre riceve l'intenso contatto ritmico e rilassante del massaggio bioenergetico. Il piacere e il calore del contatto stimolano in tutte le cellule la libera pulsazione bioenergetica, autoespressiva nella madre. Sembra che antichi schemi affettivi-motori, bloccati nel passato (sin da quando lei era a sua volta bambina), possano ora essere stimolati a sciogliersi nel rapporto con il proprio neonato. Come se la natura stessa volesse, in questo momento particolare, mettere a disposizione della coppia madre-neonato tutto il suo potenziale di auto-guarigione. Sono dei momenti tra guarigione e sacralità.
La madre, "ex-anoressica", poteva scoprirsi, con il nostro aiuto, "madre sufficientemente buona" e nutriente e poteva, probabilmente, in quel momento, incontrando il suo amore per Giulio, superare antichi blocchi nel proprio equilibrio bio-emozionale.
L'aiuto non viene da parte di chi analizza e dà consigli, ma da parte di chi intuisce la natura delle dinamiche della coppia madre-neonato e sa stare CON loro con empatia.
Questa capacità di intuito empatico e di "essere semplicemente con" e questo bisogno di proteggere, sono qualità insite non solo nella natura umana: gli elefanti lo fanno e i delfini adulti proteggono le femmine con i loro neonati. Quando la perdiamo ne soffriamo profondamente e sentiamo di aver perso
l’orientamento: fortunatamente possiamo ritornare dentro di noi e attingere da questa nostra risorsa innata nella consapevolezza che questo tocca la parte più spirituale e vitale dell’essere madre e del bambino. In questo può realizzarsi il nostro vero aiuto.





BIBLIOGRAFIA
Amelie Auckett, Massaggio per i vostri bambini, con introduzione di Eva Reich, RED 1987.
Condon,W./ Sander L., Neonate movement is synchronized with adult speech, Science 183, 1974 Georges Downing, Il Corpo e la Parola, Astrolabio 1995
Thornas Harms, su: "L'economia sessuale di Wilhelm Reich e la sua rilevanza per la ricerca moderna sui neonati" in: Tesi di diploma in psicologia, Freie Universitaet, Berlin 1993.

A. Montagu, Il linguaggio della pelle, Vallardi, 1989.
Marshall H. Klaus and John H. Kennel, Maternal Infant Bonding, Mosby 1965 (sul periodo sensibile") 



Credo che questa testimonianza sia bellissima e voi cosa ne pensate?

lunedì 7 gennaio 2013

Come togliere il ciuccio al bambino

Oggi vi voglio parlare di un argomento delicato che lo è stato anche per me cioè togliere il ciuccio.
Come togliere il ciuccio al bambino?
Quando togliere il ciuccio?








Togliere il ciuccio è sempre un grosso passo.
Non è mica una domanda da poco, anzi da un milione di dollari.
Sapeste quante volte me lo sono chiesto e soprattutto mi sono promessa di togliere il ciuccio  a Giada.
Ma in realtà il vero problema è che aveva due di ciucci, non uno.
Un ciuccio in bocca e l'altro lo strofinava sul suo piccolo nasino.
Il 2013, per lei e per noi ha avuto una svolta in proposito, sì perché il ciuccio abbiamo deciso che la notte fra il 5 e il 6 Gennaio, lo davamo alla Befana in cambio delle calze.
Naturalmente non l'ho trovata molto favorevole a questo proposito, ma la conformazione che stanno prendendo i suoi denti, mi hanno spinto a far prendere il ciuccio dalla Befana.
Dovevo approfittare di questa ultima occasione, visto che, prima l'avevamo promesso a Babbo Natale e l'appuntamento con l'"addio" è stato rimandato.
Come primo giorno e soprattutto prima notte, sono sincera, è stata molto brava. Certo lo cerca e piange un pochino, ma il ciuccio non può più essere restituito.
Anche per noi è arrivato il momento di togliere il ciuccio.

Ormai è partito assieme alla Befana, che lo ha portato ai bambini più piccoli che ne hanno bisogno.
Vediamo come procede l'astinenza da ciuccio in questi giorni, sperando che vada sempre in meglio e non in peggio.
Certo vederla un po' tribolare mi intristisce, perché capisco che gli manca, ma fondamentalmente lo sto facendo per il suo bene. Tutto sommata, sta reagendo anche bene, senza fare troppe storie, anche se sospira un po'!
Elena ha pensato bene di dirgli che, quando è grande glielo compera lei un ciuccio, carina! Amore di sorella!
Ho aspettato fin troppo, ormai ha 4 anni , e oltretutto non lo prendeva solo per dormire, ma anche durante il giorno. Anche se all'asilo non lo portava.
La notte sostanzialmente , una volta che si addormentava lo perdeva e a volte si svegliava cercandolo.
Per ora non ha voluto sostituire niente al posto del ciuccio, per esempio un pupazzo che gli faccia compagnia. Vedremo, ma fondamentalmente non ha messo in bocca nemmeno il dito.
Starò a vedere e vi tengo aggiornati.
E' ancora presto per parlare.
Di certo, non farò l'errore di riproporglielo.


I consigli che vi scrivo in proposito, sono puramente personale, dati da quello che non sono riuscita a fare  e che se forse li avessi messi in atto, ora tribolerebbe meno, forse....

1) Fategli usare il ciuccio il meno possibile, più crescono, più ci si attaccano;
2) Cercate di farglielo prendere solo per dormire, il giorno quando uscite, fateglielo lasciare a casa;
3) Se siete fortunate ne usa solo uno, quello per il naso non gli serve;
4) Quando decidete di toglierglielo, fatelo  sparire non cercate di limitare le ore o l'uso, altrimenti il vizio non lo perderanno.

Aspettando l'evolversi di questa situazione un po' spigolosa vi terrò informati.

E voi con i vostri bambini, come vi siete comportati per togliere il ciuccio?


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Come togliere il ciuccio Recensita da UBERTI DEBORA il 07 gennaio . Ciuccio Come togliere il ciuccio al bambino Voto: 4,5

venerdì 4 gennaio 2013

Intervista con la psicologa evolutiva Francesca Lesmo

Ringrazio Francesca per l'intervista che mi ha rilasciato, e che vi riporto in questo post.
Sicuramente è una testimonianza che va ad arricchire il mio blog, che vede approffondire diversi argomeni che trovo interessani e anche molo importanti. Lei è una psicologa del'età evolutiva, comprese le età fra i 0-18 anni. Per cui riguarda un pò tutte le fasce di età del bambino, fino a raggiungere la maggiore età.
Questa intervista la trovo molto interessante, di seguito ve la riporto, ringraziandola di nuovo.
Non mancheranno altri approfondimenti e se avete bisogno di rivolgergli qualche domanda, riguardamte qualche argomento del vostro bambino che vi sta a cuore, scrivete pure, farò da intermediaria.





Buongiorno a tutti i lettori e grazie a Debora per quest’intervista. Sono la dottoressa Francesca Lesmo, psicologa clinica specialista dell’età evolutiva (0-18 anni), iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia con il numero 15019. Mi sono laureata in prima battuta all’Università degli Studi di Milano Bicocca e ho completato la formazione specialistica all’Università degli Studi di Bergamo. Costantemente alla ricerca del miglioramento professionale, attualmente approfondisco la mia formazione con una Scuola di Specializzazione in psicoterapia psicoanalitica dell’età evolutiva.
Esercito l’attività professionale nel mio studio, a Bergamo; ricopro il ruolo di consulente psicopedagogica in una scuola dell’infanzia e collaboro attivamente con la neuropsichiatria infantile degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Intervengo nelle scuole di ogni ordine e grado con attività di consulenza educativa, serate a tema, supervisione del gruppo insegnanti, gruppi per genitori.
Con il progetto Spazio alle Mamme! ho voluto creare una serie di gruppi per le mamme, con le mamme; il particolare momento della nascita di un figlio rivoluziona completamente l’esistenza, fa sentire spaesate, confuse e sempre piene di dubbi. Inizia, con la nascita di un figlio, un’avventura lunga tutta la vita. Ritrovarsi nel gruppo permette di condividere gioie e dolori, fatiche e risorse; permette di non sentirsi giudicate e di vivere il più serenamente possibile l’avventura della maternità.

1)Perché rivolgersi ad una psicologa dell’età evolutiva per il proprio figlio?



Se tuo figlio o tua figlia ti preoccupa perchè…



- È ingestibile
- Ha difficoltà a dormire o a mangiare
- Ha ricominciato a fare la pipì a letto
- Ha paure che sono diventate difficili da affrontare
- Ha problemi scolastici
- Sta attraversando un momento particolare di crescita
- È preoccupato o triste
- Ti sembra sofferente
- È aggressivo
- È vittima di bullismo
- Ha dei dolori fisici ma gli esami clinici sono tutti negativi
- Ti sembra diverso dagli altri
- Non rispetta le regole
- È sempre distratto
- Sta attraversando la vostra separazione
- Gli insegnanti segnalano qualche problema di ordine emotivo


Aiutarlo è importante perchè può migliorare sensibilmente la sua vita. Accogliere il suo disagio, non lasciarlo nell'indifferenza, è il più grande regalo che possa ricevere.

2)Perché rivolgersi ad una psicologa dell’età evolutiva per un adulto?


Quando nella vita si affrontano cambiamenti importanti o eventi che rivoluzionano l'equilibrio, mettendo in crisi le strategie che fino a quel momento hanno permesso di affrontare la quotidianità, spesso ci si sente preda delle circostanze e non si percepiscono più le proprie risorse.
Quando nella vita le emozioni negative hanno il sopravvento e limitano, parzialmente o del tutto, il benessere, impedendo di realizzare il proprio potenziale, la frustrazione aumenta a dismisura, generando un circolo vizioso.
Quando la situazione globale è di benessere generale, ma si ha bisogno di prendere una decisione importante o di fermarsi un attimo a riflettere, allora un professionista può favorire la lucidità di pensiero, far emergere le risorse e aiutare a focalizzare l'obiettivo. Perchè una specialista dell'età evolutiva per tutto questo? Perchè "il bambino è il padre dell'uomo", così scriveva Freud, ad
indicare che le radici di ciò che siamo trovano fondamento nelle nostre esperienze e riflessioni infantili. Ecco perché il dialogo e la riflessione sull'oggi non possono prescindere da un pensiero sul passato.



3)Perché sono importanti i gruppi per le neo mamme?



La nascita di un bambino è fondamentalmente un incontro: per la prima volta la mamma abbraccia il suo piccolo e il bimbo riconosce la sua mamma.
Dal concepimento sono ormai passati mesi, durante i quali, piano piano, nella testa della mamma si è formata l’immagine di suo figlio: lei si guarda il pancione e vede già il bimbo, ne delinea i tratti del viso, ne intravede la forma delle mani, disegna i suoi piedini.
L’attesa è il periodo dell’immaginario; il bambino che cresce dentro la pancia della mamma si sviluppa piano piano anche dentro la sua testa.
Quando viene il momento del parto, però, la realtà entra prepotentemente in scena: il dolore accompagna il passaggio alla vita e, in qualche modo, è già uno shock. Ed è qui che avviene il primo vero incontro, spesso difficile.
La mamma, finalmente, si trova tra le braccia il piccolo tanto aspettato e non lo riconosce: le sembra brutto, spesso, e il suo visino corrugato non esprime propriamente la gioia di essere venuto al mondo.
Per la mamma la fatica dell’incontro con il bambino reale, che è inevitabilmente diverso da quello immaginato, arriva al rientro a casa, quando si trova a tu per tu con il nuovo esserino che le sconvolge i ritmi e i pensieri.
La maggior difficoltà sta nella pazienza di conoscersi passo dopo passo, di imparare ad amarsi e a capirsi. Un neonato è dispotico ed egoista, chiede il totale asservimento a sé e la mamma si trova a non capacitarsi di come le sue fantasie potessero essere tanto rosee e lontane dalla concreta realtà.
Il progetto di accompagnamento al primo anno di vita del bambino trae le sue origini dall'idea, maturata dopo anni di lavoro con le mamme e i loro bambini, che attualmente le coppie si sentano sempre più sole nell'affrontare il difficile compito di diventare mamme e papà e di crescere il loro bambino nel modo più sereno possibile. Spesso i neogenitori si sentono inesperti e impreparati a risolvere le piccole o grandi difficoltà che lo sviluppo del piccolo comporta. Risulta di fondamentale importanza, anche per la prevenzione di fenomeni importanti come la depressione post partum, che le neomamme trovino uno spazio in cui potersi confrontare con tra loro e con una psicologa esperta, per essere sostenute nel percorso di crescita.


Ecco la nostra chiaccherata è finita, spero l'abbiate trovata interessante, cosa ne pensate?<
Intervista con la psicologa educativa Francesca Lesmo Recensita da UBERTI DEBORA il 04 gennaio . Intervista Parla psicologa educativa Francesca Lesmo Voto: 4,5

mercoledì 2 gennaio 2013

Aspettando la Befana

Aspettando LA BEFANA... eh sì tutte le feste sono ormai passate, il Natale, Il Capodanno, tutto ok?


Per noi sì, Babbo Natale è stato generoso con Giada ed Elena, portando quello che gli avevano richiesto naturalmente, il Capodanno in un attimo è volato via. E' lunghissima l'attesa e la preparazione di queste feste e in un attimo passano.
Adesso aspettiamo la   Befana e nel frattempo cantiamo questa filastrocca

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte, il vestito alla romana,
viva viva la Befana.

 

Semplice, ma carina e mi ricorda tanto quando da bambina mi divertivo a cantarla.



Ho un ricordo bellissimo della festa della Befana, all'incirca sei o sette anni fa, non ricordo con precisione, mi vestivo da Befana. Con mia suocera, facevamo il giro del passe camuffate da Befana, e portavamo le calze e i regali che i genitori il giorno ci portavano, assieme a una lista di marachelle, che gli elencavamo. Ricordo lo stupore dei bambini nel sentire quello che gli dicevo, riguardo le cose che avevano combinato. Sgranavano gli occhi chiedendosi"Ma come fa a saperlo?" "Allora è vero che  ci sente quando facciamo i capricci".
E' stata un'esperienza piacevole e al tempo stesso divertente. Peccato non poterla più fare i bambini di quegli anni sono cresciuti, alcuni ci hanno scoperto, altri forse ancora non lo sanno...
Non è più possibile travestirci, non ci sono più bambini piccoli, il paese ha pochi abitanti, e questa avventura è arrivata a "the end".


Il tempo purtroppo non è dei migliori non ci aiuta piove, le nostre giornate sono lunghissime, ma qualcosa da fare lo troviamo.

Aspettiamo di attaccare le calzine al camino, qualche pezzo di carbone non deve mancare, vedremo.

 Voi state aspettando la Befana con i vostri bambini?

In fondo quando siamo bambini è bellissimo aspettare Babbo Natale e la Befana. Bisogna cercare di svelargli il più tardi possibile la verità in proposito, la magia e l'atmosfera che creano nei bambini, nella loro attesa e nei loro occhi è impagabile.

Se potessi tornerei indietro nel tempo, per rivivere questi momenti un misto fra paura,agitazione e felicità.

E voi che ricordi avete della vostra infanzia riguardanti la Befana?



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Aspettando la Befana Recensita da UBERTI DEBORA il 02 gennaio . La Befana La Befana Voto: 4,5